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		<title>All&#8217;Est dell&#8217;Est</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Dec 2009 13:21:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nicola.s</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In All’est dell’est, Klavdij Sluban descrive un viaggio, durato nella realtà molti anni, lungo gli itinerari tracciati dalle linee ferroviarie che collegano l’Europa ai lontani paesi dell’Est (Mosca-Pechino, Pechino-Lasa, San Pietroburgo-Odessa).
Nato a Parigi,figlio di genitori immigrati in Francia dalla Slovenia, sin da bambino ha viaggiato in treno per recarsi in Jugoslavia dove ha trascorso parte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In All’est dell’est, Klavdij Sluban descrive un viaggio, durato nella realtà molti anni, lungo gli itinerari tracciati dalle linee ferroviarie che collegano l’Europa ai lontani paesi dell’Est (Mosca-Pechino, Pechino-Lasa, San Pietroburgo-Odessa).<br />
Nato a Parigi,figlio di genitori immigrati in Francia dalla Slovenia, sin da bambino ha viaggiato in treno per recarsi in Jugoslavia dove ha trascorso parte della sua infanzia.<br />
In treno, in autobus, a piedi …un mezzo di trasporto che consente al viaggiatore di radicarsi nel viaggio e di smarrirsi lungo le vie, ai bordi delle strade.<br />
Con All’est dell’est, Klavdij Sluban ha vinto lo EUROPEAN PUBLISHERS AWARD FOR PHOTOGRAPHY 2009.<br />
Il lavoro fotografico è introdotto da un testo inedito di Erri De Luca.</p>
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		<title>All&#8217;Est dell&#8217;Est</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Dec 2009 13:00:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nicola.s</dc:creator>
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Peliti Associati
COMUNICATO  STAMPA &#8211; scarica in formato word &#8211;  scarica in formato pdf
Da Novembre sarà in libreria “All’est dell’est”, il volume fotografico di Klavdij Sluban,  vincitore della sedicesima edizione dello European Publishers Award for Photography (EPAP) 2009 

 Milano, 27 novembre 2009  All’Est dell’Est è l’intenso diario in bianco e nero [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>
<strong>Peliti Associati</strong></p>
<p>COMUNICATO  STAMPA &#8211; <a href="images/comunicati/271109_comunicato_aestdellest.doc">scarica in formato word</a> &#8211;  <a href="images/comunicati/271109_comunicato_aestdellest.pdf">scarica in formato pdf</a></p>
<p>Da Novembre sarà in libreria <b><i>“All’est dell’est”</i></b>, il volume fotografico di <b>Klavdij Sluban,  vincitore della sedicesima edizione dello European Publishers Award for Photography (EPAP) 2009</b> </p>
<p>
<strong> Milano, 27 novembre 2009 </strong> <i>All’Est dell’Est</i> è l’intenso diario in bianco e nero che Klavdij Sluban ha tenuto dal 2002 al 2008. Un viaggio lungo gli itinerari tracciati dalle linee ferroviarie che collegano l’Europa ai lontani paesi dell’Est, con lo scopo di raccontare <i>“gli est a chi sa a malapena che ne esiste uno”</i>.<br />
L’itinerario si snoda lungo le grandi vie ferroviarie dell’Est come la transiberiana, da Mosca a Pechino, da Pechino a Lasa, per poi attraversare i paesaggi innevati della Siberia, dei Balcani ma anche attraverso le città di Odessa e San Pietroburgo.  </p>
<p>
Nato a Parigi, figlio di genitori immigrati in Francia dalla Slovenia, sin da bambino Klavdij Sluban ha viaggiato in treno per recarsi in Jugoslavia, dove ha trascorso parte della sua infanzia. In treno, in autobus, a piedi… modi che consentono al viaggiatore di radicarsi nel viaggio e di smarrirsi lungo le vie, ai bordi delle strade dell’Est. </p>
<p>
Attraverso le 67 fotografie Sluban spiega la problematica degli spazi chiusi e degli orizzonti forzati, suggerendo le fratture di una prigionia che intensifica l’interiorizzazione delle percezioni.<br />
Erri De Luca, nel testo di introduzione al libro scrive: <i>“Il fotografo Klavdij Sluban viene dalla metà d&#8217;Europa separata, ha dimestichezza con recinti e sbarre. Ha voluto anche insegnare fotografia in prigione. Visita con questo libro l&#8217;est, un ex convento di clausura.” (…)“Il viaggio del fotografo più che dirigersi a un est inteso come tempo precedente, penetra un futuro, apre una breccia nel suo muro. Il fotografo visita l&#8217;est da pellegrino che interroga un oracolo. Ne ottiene visioni tra vapori e fumi. L&#8217;est è un futuro sbaragliato, la prolunga di un tempo a venire dell&#8217;umanità, che ancora scodinzola ma debolmente.” (…)</i><br />
<br />
<strong>All’est dell’est</strong> è un viaggio attraverso un est silenzioso e schivo, lontano dai clamori politici e dagli sviluppi industriali che descrivono oggi l’oriente.</p>
<p>Con All’est dell’est, Klavdij Sluban ha vinto lo EUROPEAN PUBLISHERS AWARD FOR PHOTOGRAPY 2009, selezionato quest’anno tra più di 150 lavori di autori internazionali. Il concorso, giunto alla sua sedicesima edizione, premia un fotografo attraverso la pubblicazione del libro in tante edizioni quanti sono gli editori che promuovono il concorso e che costituiscono la giuria: Actes Sud (Francia) , Apeiron Photos (Grecia), Edition Braus (Germania), Dewi Lewis Publishing (Gran Bretagna) Lunwerg Editores (Spagna) e Peliti Associati per l’Italia. Alla giuria hanno partecipato quali membri esterni: Maria Francesca Bonetti, curatrice delle Collezioni Fotografiche dell’Istituto Nazionale per la Grafica e Adriana Nuneva, Global Marketing &#038; Communications, dell’azienda Heidelberger Druckmashinen AG che sostiene il concorso.<br />
<br />
I vincitori delle passate edizioni sono:<br />
<br />
2008, Jacob Abue Sobol,  Io Tokyo,<br />
2007, Paolo Pellegrin, As I was dying<br />
2006, Ambroise Tézenas, Pechin, teatro del popolo<br />
2005, Lorenzo Castore, Paradiso<br />
2004, Harri Kallio, Il Dodo e l’isola di Mauritius<br />
2003, Harris Kakarouhas, Il tempo sospeso<br />
2002, Simon Norfolk, Afganistan zero<br />
2001, David Farrell, Paessaggi innocenti<br />
2000, Alfons Alt, Bestiae<br />
1999, Jeff Mermelstein, Sidewalk<br />
1998, Dean Chapman, Karenni<br />
1997, Tony Catany, Natura in posa<br />
1996, Bruce Gilden, Haiti<br />
1995, Shanta Rao, Donne d’Africa<br />
1994, Dario Mitidieri, I bambini di Bombay<br />
<br />
Le caratteristiche tecniche sono:<br />
Formato:	 cm 27 x 29<br />
Pagine: 	 116<br />
Fotografie di:	 Klavdij Sluban<br />
Testi:                 Erri De Luca<br />
Editore:	 Peliti Associati<br />
Distribuzione:	Messaggerie Libri<br />
Prezzo di copertina: 39 Euro<br />
<br />
Klavdji Sluban è nato a Parigi nel 1963 e ha trascorso l’infanzia a Livold, Slovenia. Appassionato di fotografia sin dall’adolescenza, nel 1986 ottiene una borsa di studio in Letteratura Anglo-americana ed effettua uno stage fotografico presso lo studio di George Fèvre. Dopo aver viaggiato molto, nel 1992 ritorna in Francia e si dedica completamente alla fotografia. Dal 1995 al 2001 Klavdji Sluban ha organizzato una scuola di reportage con gli adolescenti di un centro di giovani detenuti a Fleury-Mérogis, con il sostegno dei grandi maestri da Henri Cartier Bresson, Marc Ribaud  William Klein. Dopo il 1998 ha portato questo progetto anche nei penitenziari giovanili di Russia, Ucraina, Georgia, Moldavia, Lettonia, Slovenia e Irlanda fino ad arrivare nel 2007 e 2008 a creare laboratori fotografici fin nelle prigioni di Guatemala e Salvador. Nel 2000 ha vinto il Premio Niepce e nel 2004 il Premio Leica.<br />
</p>
<p><strong>Ufficio stampa</strong><br />
Peliti Associati<br />
06 5295548<br />
<a href="mailto:peliti@peliti.it">peliti@peliti.it</a>, <a href="mailto:la venuta@peliti.it">lavenuta@peliti.it</a></p>
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		<title>Clear Light</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Oct 2009 09:32:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nicola.s</dc:creator>
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		<category><![CDATA[© peliti associati]]></category>
		<category><![CDATA[Autori Vari]]></category>

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		<description><![CDATA[In occasione dei 50 anni di esilio del Dalai Lama è nato “Clear light” – Chiara luce – un progetto composito, che raccoglie 55 fotografi italiani di fama internazionale, presentati in mostra e raccolti in un unico volume fotografico. Come suggerisce la visione del buddismo tibetano, la “Chiara Luce” è la base primordiale della natura [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In occasione dei 50 anni di esilio del Dalai Lama è nato “Clear light” – Chiara luce – un progetto composito, che raccoglie 55 fotografi italiani di fama internazionale, presentati in mostra e raccolti in un unico volume fotografico. Come suggerisce la visione del buddismo tibetano, la “Chiara Luce” è la base primordiale della natura della mente, è un concetto che simboleggia il livello più profondo della coscienza, che come un cielo senza nubi, non è contaminata da emozioni o atteggiamenti mentali di natura transitoria. Per questo, ogni autore partecipa al progetto attraverso la donazione di un’immagine che rappresenta un momento fondamentale nella propria evoluzione artistica. Il volume raccoglie tutte le opere fotografiche e i testi, in lingua italiana e inglese, che motivano la scelta di ciascun autore e chiariscono il senso dell’immagine.<br />
Le immagini selezionate costituiscono un insieme eterogeneo nei soggetti e nelle datazioni, ma ricostruiscono una sorta di diario intimo delle intenzioni, dei ripensamenti, delle scelte creative dei più noti fotografi italiani. La mostra è stata presentata in occasione del Festival della Fotografia Europea, a Reggio Emilia, nell&#8217;aprile 2009. Il progetto é curato da Melina Mulas, fotografa e curatrice dell’archivio fotografico del padre, Ugo Mulas; Giovanna Calvenzi photo-editor di SportWeek/La Gazzetta dello sport e curatrice indipendente; Laura Serani direttrice dei festival fotografici di Savignano e di Bamako.<br />
Copie del volume con tutte le opere saranno infine donate al Dalai Lama e raccolte a Dharamsala, in India, dove, dal 31 marzo 1959, vive in esilio.</p>
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		<title>Klavdij Sluban vince la sedicesima edizione dello European Publishers Award for Photography con il progetto fotografico “All’est dell’est”</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Jul 2009 09:12:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nicola.s</dc:creator>
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Peliti Associati
COMUNICATO  STAMPA &#8211; scarica in formato word &#8211;  scarica in formato pdf
07 luglio 2009 &#8211; “Dall’est delle mie origini all’Est delle origini…”è così che Klavdij Sluban inizia la presentazione del suo progetto fotografico “All’est dell’est” vincitore della sedicesima edizione dello European Publishers Award for Photography (EPAP), selezionato quest’anno tra più di 150 [...]]]></description>
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<strong>Peliti Associati</strong></p>
<p>COMUNICATO  STAMPA &#8211; <a href="images/comunicati/160709_comunicato_stampa_EPAP_2009.doc">scarica in formato word</a> &#8211;  <a href="images/comunicati/160709_comunicato_stampa_EPAP_2009.pdf">scarica in formato pdf</a></p>
<p><strong>07 luglio 2009</strong> &#8211; “Dall’est delle mie origini all’Est delle origini…”è così che <strong>Klavdij Sluban inizia la presentazione del suo progetto fotografico “All’est dell’est” vincitore della sedicesima edizione dello <i>European Publishers Award for Photography (EPAP)</i></strong>, selezionato quest’anno tra più di 150 lavori di autori internazionali.</p>
<p>Un viaggio si snoda lungo le grandi vie ferroviarie dell’est come la transiberiana &#8211; da Mosca a Pechino e da Pechino a Lhasa &#8211; attraverso i paesaggi innevati della Siberia, dei Balcani ma anche attraverso le città di Odessa e San Pietroburgo; questo è il diario in bianco e nero che Klavdij Sluban ha tenuto dal 2002 al 2007.</p>
<p>Il volume, in libreria dal prossimo autunno, sarà pubblicato anche in Francia, Grecia, Germania, Gran Bretagna, Spagna, rispettivamente i paesi di appartenenza delle sei case editrici (<strong>Actes Sud, Apeiron Photos, Edition Braus, Dewi Lewis Publishing, Lunwerg Editores</strong>) che, insieme all’italiana <strong>Peliti Associati</strong>, compongono la giuria del concorso.</p>
<p>Hanno partecipato alla giuria dell’edizione 2009: </p>
<p>Mario Peliti  &#8211; Peliti Associati<br />
Andrès Gamboa – Lunwerg editores<br />
Dewi  Lewis – Dewi Lewis Publishing<br />
Benoit Rivero – Actes Sud<br />
John Demos – Apeiron Photos<br />
Gunter Braus – Edition Braus</p>
<p>Ogni anno, insieme ai rappresentati di ciascuna casa editrice, un membro esterno, esperto autorevole di fotografia, è chiamato ad esprimere il proprio giudizio per la selezione del vincitore, che quest’anno ha visto la partecipazione di <strong>Maria Francesca Bonetti, curatrice delle Collezioni Fotografiche dell’Istituto Nazionale per la Grafica</strong>. Inoltre, come membro esterno, ha partecipato anche Adriana Nuneva, Global Marketing &#038; Communications, dell’azienda Heidelberger Druckmaschinen AG, che ha sostenuto la sedicesima edizione del concorso. </p>
<p>Nato nel &#8216;94 dalla collaborazione di cinque case editrici europee, lo <i>European Publishers Award for Photography</i> si pone l&#8217;obiettivo di promuovere i talenti della fotografia presso il grande pubblico attraverso la pubblicazione del progetto vincitore in un’edizione per ciascuna delle case editrici partecipanti.</p>
<p>Il lavoro di Klavdij Sluban sarà presentato ufficialmente mercoledì 8 luglio al Théâtre Antique di Arles, Francia, in occasione della settimana di apertura dei<i> Rencontres d’Arles</i>.</p>
<p><strong>L’autore</strong><br />
Klavdij Sluban è nato a Parigi nel 1963 e ha trascorso l’infanzia nel suo paese d’origine, la Slovenia. <br />
Appassionato di fotografia sin dall’adolescenza, nel 1986 si laurea in Letteratura Anglo-americana e dopo uno stage di stampa nell’atelier di Georges Fèvre inizia a viaggiare, per consacrarsi definitivamente e completamente alla fotografia dal 1992.<br />
Dal 1995 Klavdij Sluban ha animato diversi atelier di fotografia nei penitenziari giovanili di Francia, Russia, Ucraina, Georgia, Moldavia, Lettonia, Slovenia e Irlanda fino ad arrivare nel 2007 e 2008, a creare degli atelier per adolescenti nelle prigioni di Guatemala e Salvador.</p>
<p><strong>Ufficio stampa</strong><br />
Peliti Associati<br />
06 5295548<br />
<a href="mailto:peliti@peliti.it">peliti@peliti.it</a>, <a href="mailto:la venuta@peliti.it">lavenuta@peliti.it</a></p>
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		<title>Giorgia Fiorio &#8211; Il Dono, 2000 &#8211; 2009</title>
		<link>http://www.pelitiassociati.com/casaeditrice/?p=290</link>
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		<pubDate>Thu, 02 Apr 2009 12:18:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nicola.s</dc:creator>
				<category><![CDATA[comunicati stampa]]></category>

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		<description><![CDATA[
Ministero per i Beni e le Attività culturali
Istituto Nazionale per la Grafica
COMUNICATO  STAMPA &#8211; scarica in formato word &#8211;  scarica in formato pdf
GIORGIA FIORIO
IL DONO, 2000-2009
giovedì 26 febbraio 2009, ore 17.30
Roma, Palazzo Fontana di Trevi, via Poli 54

Giovedì 26 febbraio l’Istituto Nazionale per la Grafica inaugura, nella sede di Palazzo Fontana di Trevi, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>
<strong>Ministero per i Beni e le Attività culturali<br />
Istituto Nazionale per la Grafica</strong></p>
<p>COMUNICATO  STAMPA &#8211; <a href="images/comunicati/020409_fiorio_cs.doc">scarica in formato word</a> &#8211;  <a href="images/comunicati/020409_fiorio_cs.pdf">scarica in formato pdf</a></p>
<p><strong>GIORGIA FIORIO<br />
IL DONO, 2000-2009</strong></p>
<p>giovedì 26 febbraio 2009, ore 17.30<br />
Roma, Palazzo Fontana di Trevi, via Poli 54</p>
<p>
Giovedì 26 febbraio l’Istituto Nazionale per la Grafica inaugura, nella sede di Palazzo Fontana di Trevi, la mostra dedicata all’ultimo monumentale progetto fotografico di Giorgia Fiorio, il Dono, che a partire dal 2000 ha impegnato l’artista in un lungo percorso di ricerca personale sul rapporto dell’individuo con il Sacro, attraversando, in un coraggioso processo di conoscenza, tutte le forme e le manifestazioni della ritualità e della spiritualità nei vari continenti, per cogliere e mettere in luce l’essenza della condizione umana.<br />
Impegnata fin dagli inizi della sua carriera in una ricerca indipendente, dedicata a progetti di ampia dimensione e a lungo termine a carattere umanistico e antropologico, a cominciare dal suo primo importante lavoro (Red Gloves, 1991), Giorgia Fiorio ha nel tempo presentato al pubblico – in diverse occasioni espositive e nelle numerose pubblicazioni da lei stessa progettate – le tappe di un lavoro concepito fin dall’inizio quasi unitariamente e perseguito con un rigore intellettuale e una coerenza formale che, nella serie elaborata per questa sua ultima opera, sembra trovare la sintesi e la più chiara definizione espressiva dell’essenza stessa di tutta la sua ricerca, da sempre orientata e mirata  alla scoperta del significato più profondo della condizione esistenziale e spirituale dell’umanità, indagata e rappresentata nelle sue diverse forme e realtà etniche, culturali, religiose.</p>
<p>« Alle più remote origini del Credere, nei primi Testi sacri, come nella primigenia tradizione orale pagana, si svela una fitta trama di corrispondenze: rituali, gesti da sempre ripetuti, risonanze di un medesimo fremito dinanzi al mistero dell’esistenza. Sospeso sullo spazio-tempo universale, un labirinto di percorsi s’interseca nella ricerca d’unisono fra l’identità esteriore dell’individuo e il sé profondo. La storia del Credere, parallelamente a quella del linguaggio, traccia il cammino del genere umano. [..] Impronte di tracciati diversi convergono sino a sovrapporsi sull’orma della parola dono. Attraverso multiple variabili semantiche – dono – è una delle parole più antiche del linguaggio. Nella sua qualità transitiva incarna principalmente due sensi: offrire/donare e ricevere, persino prendere. » (G. Fiorio)</p>
<p>Dalle celebrazioni copte-ortodosse del Timkat in Etiopia, ai riti pasquali di purificazione e mortificazione nelle Filippine; dalle celebrazioni e dai pellegrinaggi nelle città sacre in India, alla vita monastica buddista in Tibet e nel Ladakh; dalle pratiche di iniziazione e di meditazione in Myanmar, in Thailandia e in Cambogia, ai rituali animisti in Africa e Oceania; dai dervisci rotanti ai lottatori scintoisti, dai rituali sciamanici a quelli sincretisti, dal Bar-Mitzvà ebraico in Israele, al funerale islamico in Uzbekistan, dall’osservazione dei seminari cattolici in Polonia, a quella delle comunità monastiche ortodosse in Russia. Giorgia Fiorio ha via via esplorato gli aspetti più diversi dell’introspezione umana, procedendo, senza alcuna intenzione enciclopedica di esaustività e classificazione, ma attraverso l’esperienza diretta e con la propria testimonianza visiva, sul “cammino della verità”, quella propria e quella dell’umanità: non fermandosi mai alla semplice circoscrizione e alla descrizione oggettiva di una specifica situazione, ma testimoniando ogni volta l’evoluzione della propria ricerca e del proprio pensiero, manifestando una sempre maggiore consapevolezza interiore del Mistero sotteso a tutte le forme di spiritualità. </p>
<p>In mostra, cento stampe fotografiche in grande formato, corrispondenti all’intera serie di fotografie selezionate dall’artista per l’opera Il Dono, che l’Istituto Nazionale per la Grafica ha acquisito, nel corso del 2008, per le proprie collezioni.<br />
La mostra, a cura di Gabriel Bauret e presentata anche a Parigi, presso la Maison Européenne de la Photographie (3 febbraio – 5 aprile 2009), è accompagnata da un volume edito in Italia da PelitiAssociati (con testi di Gabriel Bauret, Daniele Del Giudice, Giorgia Fiorio), e in Francia da Editions Actes Sud (Arles).</p>
<p>GIORGIA FIORIO, torinese, vive e lavora tra Venezia e Parigi.<br />
Diplomata all’International Center of Photography di New York, fin dagli inizi della sua carriera di fotografa indipendente, si è dedicata a progetti di ampio respiro, lavorando ininterrottamente sullo stesso soggetto per diversi anni. Nell’arco dell’ultimo ventennio, lungo il quale sono andati sempre più emergendo la sua spiccata personalità creativa ed artistica, oltre all’interesse documentario-antropologico delle sue indagini, realizzate solitamente all’interno di comunità chiuse, l’artista ha conseguito una importante serie di premi e di successi critici a livello internazionale.<br />
A partire dal 1990, e per dieci anni, Giorgia Fiorio ha perseguito la realizzazione di un vasto progetto, Uomini. Assumendo come metodo l’immersione totale in un dato ambiente per diversi mesi, l’artista ha esplorato alcune comunità maschili chiuse della società occidentale e ha fotografato i pugili di New York, i minatori ucraini, i soldati della Legione straniera, i toreri spagnoli, i pompieri americani e gli uomini di mare. Tutte queste missioni si sono poi chiuse con la pubblicazione di altrettante monografie (Soldati, Roma 1992; Des Russes, Parigi 1995; Legio Patria Nostra, Parigi 1996; Ser Torero, Parigi 1997; BOXin’ USA, Parigi 1998; American Firemen, Parigi 2000; Hommes de la Mer/Men of the Sea, Parigi 2001) e sono attualmente riunite in un’antologia dal titolo Des Hommes (Parigi, Marval, 2003), anche in edizione italiana (Uomini, Milano, Federico Motta, 2003) e tedesca (Human Figure, Heidelberg, Braus, 2003).<br />
Associata all’agenzia Contact Press Images dal 1994, oltre alle diverse mostre e pubblicazioni, la Fiorio ha fatto conoscere il proprio lavoro anche attraverso servizi su varie riviste e testate: Géo, Le Monde, Stern, El Pais, El Mundo, Life, Specchio, Il Venerdì di Repubblica, Panorama, Sunday Aperture, New York Times, etc.<br />
Tra i vari premi internazionali, si ricordano il Premio Europeo Kodak, attribuitole ad Arles (1992), il Prix SCAM della Société Auteurs Multimedia (Parigi, 1994), il premio speciale della giuria al concorso Grand Prix de la Ville de Vevey (Svizzera, 1995), l’“Ernst Haas Award”, accordato dal Maine Photographic Workshop (New York, 1995), il premio della rivista American Photography (1997), il premio “Yan Geoffroy”, attribuito dall’agenzia Grazia Neri (1999), il premio “Amilcare Ponchielli” assegnato dal Gruppo Redattori Iconografici Nazionale (GRIN, Milano, 2005). Nel 2007, come già nel 1991, è finalista del W. Eugene Smith Award.<br />
Dal 2003, in collaborazione con Gabriel Bauret – critico, curatore, già redattore di Zoom, di Photographies Magazine e caporedattore di Camera International, attualmente docente di fotografia all’Università Paris X – dirige il seminario Reflexion Masterclass per la formazione di giovani autori.</p>
<p><strong>Notizie utili</strong><br />
Sede della mostra<br />
Roma, Istituto Nazionale per la Grafica – Palazzo Fontana di Trevi, Via Poli 54<br />
27 febbraio – 26 aprile 2009<br />
<br />
Orari di apertura al pubblico<br />
martedì-domenica, ore 10.00-19.00<br />
ingresso libero (informazioni: 06 699801 / 06 69980242)<br />
<br />
Ufficio stampa: Marcella Ghio, 06 69980238 / 335 6821996 (<a href="mailto:mghio@beniculturali.it"> mghio@beniculturali.it</a>)<br />
Relazioni e comunicazioni esterne: Rita Parma, 06 69980248 (<a href="mailto:rparma@beniculturali.it">rparma@beniculturali.it</a>)</p>
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		<title>Il Dono</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Jan 2009 15:17:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nicola.s</dc:creator>
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		<category><![CDATA[© peliti associati]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Attraverso la cruda esperienza diretta, senza intenzioni enciclopediche, Giorgia Fiorio persegue da nove anni un progetto fotografico lungo un percorso arbitrario, “il Dono”: evidenza visuale e insieme cammino di ricerca personale, intorno alla relazione dell’individuo con il Sacro e l’eredità spirituale dell’umanità. Dono, nelle sue multiple accezioni semantiche è una della parole più antiche del linguaggio. Nella sua qualità transitiva incarna principalmente due sensi: offrire/donare e ricevere, persino prendere. Ma la domanda intorno a cui dibattono secoli di generazioni di ogni continente è da sempre offrire/ricevere “che cosa”, da “chi”, da “dove”. L’essenza del mistero parrebbe impigliarsi intorno alla finitezza  dell’esistenza fisica: la vita umana ricevuta quale grazia e offerta come tributo, sacrificio, consacrazione. Queste due “visioni prime”, hanno dato origine a molteplici interpretazioni, declinandosi da una civiltà all’altra con innumerevoli varianti lungo la scia del tempo.</p>
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		<title>2009 European Publishers Award for Photography</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Jan 2009 00:54:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nicola.s</dc:creator>
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<p><a href="images/epap09/EPAPapplicationform.pdf" target="_blank" alt="scarica il bando" title="scarica il bando"><img src="images/epap09/epap.gif"></a></p>
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		<title>Frenchkiss</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Jan 2009 12:19:53 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Anders Petersen]]></category>
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		<description><![CDATA[Bianco e nero. Recto verso. Faccia a faccia. Pelle su pelle. La città e altrove. Con rabbia, tenerezza, disperazione e con una vitalità instancabile, anche, Anders Petersen ci mette di fronte alla condizione del mondo. Del mondo d’oggi. D’un mondo nel quale gli animali che affiancano o evitano l’uomo ne condividono il malessere. Un malessere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Bianco e nero. Recto verso. Faccia a faccia. Pelle su pelle. La città e altrove. Con rabbia, tenerezza, disperazione e con una vitalità instancabile, anche, Anders Petersen ci mette di fronte alla condizione del mondo. Del mondo d’oggi. D’un mondo nel quale gli animali che affiancano o evitano l’uomo ne condividono il malessere. Un malessere che si traduce in sguardi somiglianti. La sensualità del pelo animale dialoga con la pelle tatuata. Poco importa dove siamo. Resta l’attenzione a un’umanità emarginata, abbandonata, scorticata che resta avida di piacere, di sentimenti, d’identità. E se questo approccio diretto fosse, oggi, il solo atteggiamento umanistico accettabile? </p>
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		<title>Albania</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Jan 2009 12:19:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nicola.s</dc:creator>
				<category><![CDATA[© peliti associati per l'edizione italiana]]></category>
		<category><![CDATA[John Demos]]></category>
		<category><![CDATA[reportage]]></category>
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		<description><![CDATA[Ci troviamo nel cuore dei Balcani, la penisola che non smette di turbare il suo continente-madre, l’Europa. I soggetti fotografati sono Albanesi tormentati, della fine del ventesimo secolo, mentre il fotografo, John Demos, è greco, meglio ancora, originario del nord della Grecia, nato e cresciuto vicino all’Albania. I Greci e gli Albanesi formano una coppia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ci troviamo nel cuore dei Balcani, la penisola che non smette di turbare il suo continente-madre, l’Europa. I soggetti fotografati sono Albanesi tormentati, della fine del ventesimo secolo, mentre il fotografo, John Demos, è greco, meglio ancora, originario del nord della Grecia, nato e cresciuto vicino all’Albania. I Greci e gli Albanesi formano una coppia di vicini tra i più antichi, se non addirittura i più antichi, del continente. Non si registrano, a memoria d’uomo, casi di vicini che non abbiano avuto problemi tra di loro. Se questa è una verità che nessuno ignora, è valida due volte di più per i Balcanici. Soprattutto vicini di lunga data.<br />
In questo album si incontrano. La macchina fotografica è tra le mani di un Greco, le immagini e i volti sono albanesi. Missione impossibile? </p>
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		<title>Ex voto</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Jan 2009 12:19:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nicola.s</dc:creator>
				<category><![CDATA[© peliti associati]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Biasiucci]]></category>
		<category><![CDATA[religione]]></category>
		<category><![CDATA[still-life]]></category>

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		<description><![CDATA[Accostarsi al lavoro di Biasiucci è una esperienza sensoriale. I suoi lavori hanno un che di antico, impongono pausa e una riflessione. Ex voto è la ricerca della lentezza, frutto di continue verifiche che obbligano il fotografo a camminare su una linea sottile per evitare che tutto diventi didascalico. In questo lavoro il fotografo è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Accostarsi al lavoro di Biasiucci è una esperienza sensoriale. I suoi lavori hanno un che di antico, impongono pausa e una riflessione. Ex voto è la ricerca della lentezza, frutto di continue verifiche che obbligano il fotografo a camminare su una linea sottile per evitare che tutto diventi didascalico. In questo lavoro il fotografo è attento a dettagli minimi, la serialità – inevitabile per altro – degli oggetti rappresentati fa correre il rischio di diventare ripetitività. L’idea di tutto questo come ci viene raccontato dalle immagini di questo libro è magico e primitivo insieme. </p>
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